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Distretti hi-tech, il motore per la rinascita del Sud

Il Mezzogiorno, nonostante viva una fase di riscatto dalla grande crisi, deve pensare a “iniziare a crescere” con una nuova visione di modello di sviluppo che sia strutturale e diventi duraturo e stabile, in forte discontinuità con il passato.

I distretti hi-tech possono rispondere in modo flessibile e dinamico alla domanda del mercato e innovare cooperando, per risollevare lo sviluppo locale.

INIZIARE A CRESCERE

È necessario l’intervento pubblico per la realizzazione delle infrastrutture sociali di qualità e per assicurare il pronto trasferimento al mercato dei risultati della ricerca avanzata, per una crescita economica che generi nuovi posti occupazionali e freni l’emigrazione dei laureati (tra il 2002 e il 2015 l’esodo ha causato un costo di formazione di 30 miliardi) dovuta alla carenza di opportunità di lavoro.

Per un futuro industriale, socio-economico e occupazionale di valore occorre intraprendere un cambiamento nello scenario scientifico – tecnologico, puntando sullo scaling-up di settori industriali innovativi che necessitano di investimenti di capitali pazienti.

I CENTRI DI RICERCA

L’ampliamento dei centri di ricerca e di alta formazione possono alimentare nuove energie imprenditoriali e attrarre gli investimenti. Parallelamente le Grandi Imprese possono essere veri driver per lo sviluppo locale di start up e Pmi innovative che creino sinergie per l’attuazione di una vera open innovation. L’immaturità dell’ecosistema dell’innovazione che caratterizza il Sud è, però, sicuramente un fenomeno naturale e punto di partenza per i successivi stadi di sviluppo.

I POLI TECNOLOGICI

Infatti, 4 poli tecnologici nel Mezzogiorno hanno prodotto una crescita dell’esportazione del 13,2% nel 2017 pari a 30 miliardi, evidenziando il ruolo positivo della specializzazione tech-based di produzione ad elevato contenuto tecnologico.

Il vantaggio di questo rilancio export-oriented è la capacità di propagazione per continuità di circoli virtuosi di altri nuclei imprenditoriali con disponibilità di risorse umane già qualificate e altre da addestrare e/o riqualificare per rispondere alle esigenze dell’evoluzione di mercato.

Il cardine di questo movimento è la collaborazione per lo sfruttamento di tecnologie early-stage tra università (intesa come knowledge e competence factory predisposta a essere il trampolino per spin-off tecnology driven) e industria, per frenare un inevitabile impoverimento culturale e condannare il Sud ad un declino irreversibile e per valorizzare il capitale umano presente fondamentale per la crescita economica.

Articolo di Riccardo Varaldo su AFFARI & FINANZA di Repubblica del 6 agosto 2018

Presidente del Consiglio di Gestione di Fondazione Ricerca & Imprenditorialità

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