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Gli effetti della diffusione dell’Industria 4.0

 

Consistenti e pervasivi, e soprattutto coinvolgono trasversalmente tutto il sistema economico.

 

L’avvento della quarta rivoluzione industriale supera il concetto di automazione introdotto negli anni ’70 e prevede l’utilizzo delle più recenti innovazioni tecnologiche come l’additive manufacturing, i Big Data, Internet of Things, ecc…

Gli effetti della diffusione dell’Industria 4.0 saranno consistenti e pervasivi, coinvolgendo trasversalmente tutto il sistema economico.

La progressiva digitalizzazione dei processi consente di creare un flusso continuo di informazioni tra utilizzatori e produttori lungo tutta la filiera del valore.

È difficile prevedere con certezza le conseguenze di simili innovazioni poiché sono condizionate da tecnologie in continua evoluzione. Per promuovere in Italia un “rinascimento industriale”, è necessario che si sviluppi un nuovo modello produttivo ancor più orientato all’innovazione che coinvolga tutti i soggetti dell’ecosistema produttivo: imprenditori, università, istituzioni finanziarie, grandi e piccole imprese, decisori pubblici.

Il sistema aziendale deve necessariamente aprirsi secondo logiche di open innovation e sviluppare network attraverso cui accedere a informazioni, risorse, professionalità, competenze, risultati di ricerca esterni da valorizzare nel proprio business model.

Occorre creare ambienti più collaborativi e promuovere la valorizzazione delle interdipendenze.

L’industria 4.0, spinta dalla nuova ondata tecnologica, è il modello di industria a cui guarda l’Europa per portare al 20% la quota sul PIL del settore. Per il futuro l’economia europea dovrà fare affidamento sull’industria, integrata organicamente con i servizi avanzati.

L’industria 4.0 è driver competitivo principale per l’Europa e i suoi diversi membri, rispetto ai competitori globali, quelli tradizionali (Stati Uniti e Giappone) e quelli nuovi (Cina, India, ed altri emergenti).

L’Italia ha da tenere in conto due principali handicap:

  • debolezza dell’industria nazionale in alcuni specifici segmenti delle produzioni di impianti, sistemi e software dell’industria 4.0
  • netta prevalenza di PMI in uno scenario in cui molte delle soluzioni per l’industria 4.0 sono pensate e progettate per la grande impresa

La portata innovativa dell’industria 4.0 deve costituire un’occasione di svolta nel processo evolutivo del sistema industriale e nel modo di concepire e strutturare la politica industriale. Non si può affrontare la sfida della nuova rivoluzione industriale con il passo dell’ordinaria amministrazione. Non è sufficiente un semplice “rebuilding” di strutture produttive tradizionali. C’è bisogno di una precisa scelta di campo e di una road-map di proposte lungimiranti, recuperando un lungo periodo di piccoli passi e di assenza di iniziativa.

Cosa serve all’Italia per guardare in avanti ad un più avanzato sistema industriale e per spingere la crescita?
  • far diffondere le nuove tecnologie 4.0 tra le imprese esistenti, supportando l’introduzione delle necessarie innovazioni organizzative
  • indurre, con opportuni incentivi, le imprese ad aumentare la quota degli investimenti in R&S che oggi è solo del 10% (Prometeia), coordinandosi in modo organico con le università e gli enti di ricerca per poter avere un controllo delle tecnologie digitali da parte del sistema paese
  • integrare il modello di specializzazione produttiva dell’industria manifatturiera con l’introduzione di nuovi beni ad alto e medio-alto contenuto tecnologico per ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero
  • far sviluppare nuove iniziative imprenditoriali nei business della nuova ondata tecnologica che sono destinati a crescere a tassi molto sostenuti, affiancando al binomio ricerca-Grandi Imprese il binomio innovazione-start up
  • darsi delle priorità su cui investire e impegnare l’Università e gli Enti di Ricerca per trasferire conoscenze e competenze nelle imprese innovative, facendo leva sulle spin-off, startup come ponte tra la ricerca di base e lo sviluppo, coordinandosi e interagendo sempre più frequentemente con il mondo aziendale.

Per dare corpo a queste iniziative e renderle sostenibili è necessario impegnarsi per far ripartire gli investimenti privati con opportune misure di policy del tipo di quelle inserite nel “Piano Nazionale Industria 4.0”.

D’altro canto, per una economia avanzata come quella italiana, che deve stare sulla frontiera tecnologica, occorrono sforzi eccezionali per valorizzare il ruolo del sistema della ricerca e dell’alta formazione – in particolare a livello dei centri di ricerca di eccellenza, inseriti in network internazionali – allo scopo di:

  1. trasferire meglio e di più la conoscenza prodotta con la ricerca al sistema industriale per la creazione di nuovi ritrovati tecnologici, nuovi prodotti e nuovi servizi
  2. sostenere le spin-off, start up nel rendere più fluido e veloce il passaggio delle nuove conoscenze al mercato, grazie alla loro creatività e ad una visione innovativa del fare impresa
  3. formare le nuove competenze richieste dall’organizzazione del lavoro propria dell’industria 4.0
Per puntare ad un possibile “rinascimento industriale”, sotto la spinta del nuovo scenario competitivo, occorre compiere sforzi per aggiungere nuovi attori imprenditoriali tech-based.

Facendo perno sulla valenza trasversale delle tecnologie 4.0, le start up, PMI innovative tech-based possono aspirare a servire da collante e integrazione tra i diversi “capitalismi” (grandi imprese private, imprese a partecipazione pubblica, imprese dei distretti, medie imprese) rendendo concreta la possibilità di dar vita a processi innovativi di tipo collaborativo, secondo il paradigma dell’open innovation.

Per farlo, non sono sufficienti solo avanzate visioni da parte dei policy makers, occorre una presa di responsabilità collettiva – a livello dei vari soggetti pubblici e privati che formano l’eco-sistema dell’innovazione – per mettere in moto un processo dinamico di generazione e crescita di nuova imprenditorialità, facendola via via progredire, con il sostegno della finanza e del Venture Capital, fino a farne una componente organica del sistema economico e produttivo.

Il problema chiave dell’innovazione oggi è sapere attivare e governare relazioni sinergiche tra gli attori chiave dell’ecosistema, con forme di collaborazione organica tra la ricerca pubblica, le imprese esistenti, le nuove imprese innovative e gli investitori di venture capital.

Si tratta di un tipo di prospettiva che va coltivata con lungimiranza nelle maggiori città se hanno le dotazioni di risorse materiali e immateriali e l’humus adatto per diventare con il tempo hub dell’innovazione.

Fondazione R&I, grazie alla sua struttura associativa articolata, sta operando con successo nel far collaborare insieme centri di ricerca avanzata, grandi imprese h.t., istituzioni finanziarie e venture capital per rendere il processo di trasferimento e trasformazione degli output della R&I più efficiente e mirato alla domanda di innovazione proveniente sia dal privato (industria e servizi) che dal pubblico (sanità, trasporti etc.) facendo leva su spin-offstart-up knowledge driven.

Autore Riccardo Varaldo

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