NUOVO SVILUPPO AL SUD: la leva dell'imprenditorialità tecnologica
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Una policy per la nuova imprenditorialità tecnologica

Lo sviluppo al Sud: luci e ombre

Nel Mezzogiorno ci sono alcune luci, ma predominano le ombre.

In particolare, occorre guardare alle seguenti tre carenze:

  1. investimenti in R&S molto ridotti (0,9% sul PIL del Sud Vs 1,4% per Italia);
  2. limitatissimo utilizzo della brevettazione (12,7 al Sud Vs 74,6 per l’Italia come brevetti per milione di abitanti) dal lato aziende e dal lato Università sacrificando il Trasferimento Tecnologico;
  3. fuga dei cervelli: nell’arco di poco più di 15 anni il Sud ha perso 250.000 laureati.

Si tratta di handicap che da troppo tempo non ricevono le necessarie attenzioni ai fini di un rilancio del Mezzogiorno.

In questi tre parametri c’è una spiegazione del perché l’economia del Mezzogiorno non può crescere con il solo contributo della ricerca e dell’innovazione, con una serie di conseguenze negative (licenze sfruttamento brevetti per le università, startup knowledge driven, nuovi posti di lavoro qualificato) ed è condannata a crescere ancora di meno a seguito della crisi prodotta da Covid-19. È necessario fare una lettura congiunta dei 3 parametri. Non si può investire solo in ricerca, se non si guarda avanti verso l’innovazione ed una crescita dell’economia adatta a creare nuova occupazione.

La Cina è in marcia da tempo per la trasformazione della sua industria manifatturiera dal low-cost all’innovazione: gli investimenti in R&S sono saliti (0,893% del PIL nel 2000; 1,74% nel 2010 e 2,23% nel 2019). Una leva essenziale è stata l’attrazione di talenti espatriati all’estero altamente qualificati. Ha un’aspettativa di crescita per il 2021 di più dell’8%.

L’opportunità di un cambiamento

La pandemia da COVID 19 ha innescato una crisi economica e finanziaria a livello globale che ha colpito in modo grave l’Italia e ha messo in luce le carenze e le fragilità del Mezzogiorno.

Per effetto delle sue debolezze strutturali il Mezzogiorno nel 2021 potrà crescere di appena l’1,2%, contro il 4,5% del Centro-Nord (SRM – Intesa Sanpaolo), con un calo dell’indice sintetico della sua economia di oltre 40 punti rispetto al 2019, il più basso dal 2007.

Non si può fare affidamento soltanto sulla capacità di resilienza dell’economia meridionale. La crisi indotta dalla pandemia non può essere affrontata con il solito approccio del “business as usual”; impone spinti processi di ristrutturazione e innovazione.

Next Generation EU è un piano ambizioso, che, per il Mezzogiorno, può costituire l’opportunità per innescare, con una chiara visione del futuro, un cambiamento del suo modello di sviluppo, in discontinuità con il passato, dando vita ad un ciclo di crescita strutturale.

Ci vuole però un chiaro e credibile disegno strategico di ampio respiro con cui produrre piani concreti, credibili e realizzabili nei modi richiesti.

Sviluppo fondato sull’innovazione

L’enfasi sull’innovazione e sull’imprenditorialità delle startup costituisce un punto fondamentale nella moderna analisi economica.

L’innovazione basata sulla conoscenza costituisce la driving force della crescita e dello sviluppo economico anche per i Paesi follower che non si trovano sulla frontiera del progresso tecnologico ma che devono colmare il divario per mantenere il passo o per lo meno non rimanere indietro e regredire.

La nuova industrializzazione si basa essenzialmente sull’iniziativa privata e su un vitale sistema della ricerca, da sostenere con un efficiente Technology Transfer, con il pubblico che ha da giocare un ruolo chiave nel promuovere un contesto politico-istituzionale e un business environment di tipo inclusivo per dare forza all’ecosistema dell’innovazione.

Il Mezzogiorno ha assoluto bisogno di dotarsi di un motore per la crescita più potente facendo leva su un nuovo, avanzato sistema produttivo ad alto valore aggiunto.

Il nuovo capitalismo imprenditoriale

L’economia della conoscenza si caratterizza per un nuovo capitalismo imprenditoriale dal basso che si autoalimenta dal proprio interno. Qui il Mezzogiorno ha importanti carte da giocare.

Se il Mezzogiorno non ha partecipato all’«avventura distrettuale» degli anni 1960, espressione del miracolo economico del Nord-Est Centro, quale esempio di un modello di sviluppo locale di PMI, ora può aspirare a giocare una sua partita nell’industrializzazione dal basso propria dell’era della conoscenza.

In un’area carente di grandi imprese, ma molto ricca in fatto di spinte e attitudini imprenditoriali, le Spin-off/Startup knowledge driven e le PMI innovative possono svolgere, a certe condizioni, un fondamentale ruolo nel rinnovamento e nello sviluppo del sistema imprenditoriale ed economico meridionale, se è sostenuto da un sistema di venture capital efficiente e dinamico.

Ci sono già nel Mezzogiorno importanti esempi di startup knowledge driven di successo ed è possibile lavorare per un consistente aumento del loro numero.

Una policy per la nuova imprenditorialità tecnologica

Per poter andare nelle direzioni indicate il Mezzogiorno ha bisogno di dar vita ad ambienti di accelerazione dell’innovazione dove piccoli gruppi di giovani creativi di grande talento, possano disporre delle esternalità e delle risorse per creare e far sviluppare startup innovative.

Si tratta di un obiettivo da perseguire con determinazione in modo organico, secondo una chiara visione strategica, con la prospettiva di poter sperimentare una policy delle startup di avanguardia a livello nazionale.

È una via pressoché obbligata se il Mezzogiorno intende operare per creare effettive, valide opportunità occupazionali per i suoi giovani con elevati livelli formativi, interrompendo la grave emigrazione intellettuale che tra il 2002 e il 2018 ha riguardato più di 250.000 laureati.

Oggi rilevanti opportunità occupazionali sono create dalle startup capaci di crescere e diventare PMI innovative di successo, come ben insegnano le esperienze di molti Paesi.

Il nuovo ruolo delle università 

Nel Mezzogiorno, ancora più che in altre parti del Paese, il rapporto tra Università e il mondo economico non è solo una «terza» missione. È necessario assegnare e sostenere un più attivo e diretto ruolo delle università in un nuovo modello di sviluppo fondato sulla conoscenza, mettendole in condizioni di:

  • Acquisire una cultura avanzata e specifiche competenze per il trasferimento tecnologico.
  • Diventare la fucina dei nuovi imprenditori e di nuove imprese tecnologiche dell’era della conoscenza.
  • Essere uno snodo di relazioni qualificate su scala globale per la ricerca e l’alta formazione.
  • Trattenere al Sud i giovani talenti preparati, ma anche attrarli/farli tornare dal Centro-Nord e dall’estero.

Intervento di Riccardo Varaldo, Presidente Consiglio di Gestione Fondazione R&I, a NUOVO SVILUPPO AL SUD – La leva dell’imprenditorialità tecnologica
sul tema “Una rinascita con l’economia della conoscenza”. Evento di Intesa San Paolo.

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